Star Wars: The Force Awakens (2015)

Parlare di Star Wars in maniera obiettiva, senza lasciarsi prendere dall’emozione e dal trasporto, non è facile. Non ho alcuna intenzione di farlo. E neanche ho l’intenzione di evitare di parlare della trama, perché il “Far Web” è pieno zeppo di recensioni di questo tipo, e avete avuto praticamente un mese per andare al cinema, se davvero avevate intenzione di vedere il film! Mi dispiace, ma ho abbracciato il Lato Oscuro, “gne gne gne”…

 Finalmente, dopo essermi posta l’atroce dubbio riguardo l’ordine “più corretto” in cui vedere gli episodi precedenti della saga, optando infine per l’ordine “vecchia trilogia-nuova trilogia”, li ho recuperati tutti e ci sono cascata: avevo detto che non sarebbe più successo, mi ero ripromessa di essere forte ma… Mi sono innamorata! Mi sono maledetta per aver aspettato tanto (però, si sa, meglio tardi che mai!), anche se, in fondo, la storia la conoscono un po’ tutti anche senza averla vista, grazie ai continui rimandi e citazioni di altri film (la prima che mi viene in mente è la divertente scena tra Zurg e Buzz Lightyear di Toy Story 2) o addirittura di pubblicità (“Liuk, sono tuo padre”).

 

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Eppure non è assolutamente la stessa cosa… Ed ora lo so. Chiedo venia. (Innamorata e dichiarata, mi è sembrato di sentire la Saga in persona rispondere al mio “I love you” con un “I know”)

Dunque, ecco come, da brava scolaretta, mi sono preparata al meglio per godere appieno del nuovo attesissimo Episodio VII, Star Wars: The Force Awakens. Un unico pensiero mi rimbalzava nel cervello, una volta uscita dalla sala: J. J. Abrams è stato furbo.

 Di sicuro, data la mia premessa, non posso annoverarmi tra quei fan accaniti che da anni aspettavano il ritorno sul grande schermo dei loro eroi preferiti, ma persino io, fan novizia, sono stata in trepida attesa da quando ho “recuperato gli arretrati” e perfino io, durante la visione, ho provato un sentimento di nostalgia opprimente, perché a partire dalla primissima scena degli incipit fino alla fine del film c’è un altalenante e continua commistione tra ciò che è vecchio e ciò che e nuovo. Molti potranno puntare indignati il dito contro il regista, accusarlo di aver copiato gli episodi precedenti, ed effettivamente questa ripetitività di situazioni già viste sembra un furbo modo per accontentare in modo semplicistico i fan, ma bisogna ammettere che l’espediente funziona abbastanza bene.

Si può benissimo considerare questo film come un “ponte” tra tutto ciò che è venuto prima e tutto quello che verrà in futuro, e per renderlo “stabile” il regista ha cercato, anche un po’ furbescamente, bisogna ammetterlo, di accontentare tutti, ritornando in molti casi su ciò che nei vecchi episodi era piaciuto, modificando qualcosa e reinterpretando qualcos’altro in modo nuovo.

La prima cosa che salta all’occhio è il ritorno al classicismo degli effetti speciali e delle ambientazioni (basti pensare alla somiglianza incredibile tra Jakku, dove vive Rey, e Tatooine del quarto episodio), ma anche la ripresa delle linee principali degli episodi precedenti, per esempio la “nuova” arma del nemico: una seconda Morte Nera, più grossa, più cattiva, più spaventosa, praticamente un intero pianeta-arma che però farà la stessa penosa fine della precedente arma di distruzione da cui è ispirata (o copiata?), alla fine dell’episodio. Persino il combattimento finale tra Rey e Kylo Ren rimanda molto a quello tra Obi-Wan e Anakin dell’episodio III. Lo stesso simpaticissimo e amabile droide BB-8 è praticamente un R2-D2 più tecnologico e veloce (ne ho apprezzato tantissimo la nuova e più “dinamica” forma).

Ma tutto questo, ammettiamolo, ci è piaciuto!

Ci è piaciuto identificare e ricordare i rimandi ai vecchi episodi, incontrare, uno alla volta, a poco a poco, Harrison Ford nei panni di Hans Solo insieme all’inseparabile Chewbe, e successivamente Carrie Fisher nel ruolo di Leia ed infine Mark Hamill nelle vesti di Luke; ci è piaciuto, insomma, rivedere i nostri eroi insieme a nuovi personaggi ben caratterizzati come Rey e Finn, vederli quasi accompagnarli per mano e dirgli: “Il nostro lavoro lo abbiamo fatto, da adesso in poi tocca a voi”.

L’aura di mito e leggenda ci circonda.

La sensazione è stata proprio quella di ritrovare nostalgicamente vecchi amici (“Chewbecca, siamo a casa”, dirà Han Solo, sul Millennium Falcon, e ci sentiremo a casa pure noi) per poi affrontare un “rito di passaggio” verso il cambiamento, verso la nuova generazione (per me, questo passaggio è emblematizzato dalla morte di Hans, che per quanto possa avermi scosso, l’ho ritenuto necessaria), per prepararci a quello che accadrà nei prossimi episodi.

Detto questo, chi sono i nostri nuovi eroi?

Il caro vecchio incipit ci informa che Luke è scomparso e che tutti, buoni e cattivi, Resistenza e Primo Ordine, lo stanno cercando (Abrams non ci spiega niente, né quel che è successo, né le motivazioni, le cose stanno così e basta – cosa che accadeva anche nei precedenti episodi – anche se l’intero film sarà costellato di piccoli indizi, di frasi dette come se tutto fosse ovvio, già scontato).

Fin dalle primissime scene ci viene presentato il personaggio di Poe Dameron, un Oscar Isaac nei panni del miglior pilota della Resistenza, il quale ricorda molto Han Solo per la sua sfacciataggine (persino di fronte al nuovo temibile nemico Kylo Ren). Eppure, a parte il ruolo cruciale di mettere in salvo la mappa che si creda conduca a Luke, nascondendola nel suo droide BB-8, essere torturato e aver “battezzato” lo Stormtrooper FN-2187 col nome Finn, Poe verrà considerato morto durante l’intero film per poi riapparire tutto pimpante, vivo e vegeto, solo nella parte finale (della serie, se non c’è il cadavere…)

 

Ma la vera prima sorpresa ed elemento innovativo è proprio il personaggio di Finn, interpretato da John Boyega. Lo Stormtrooper, una vera macchina da guerra addestrata fin dalla nascita a combattere, non riuscirà ad uccidere a sangue freddo gli abitanti del villaggio di Jakku, reagirà in modo del tutto nuovo alla situazione di pericolo e fuggirà compiendo una scelta in apparenza vile, tradendo i propri compagni, ma in realtà coraggiosa, perché sceglierà di decidere autonomamente il proprio destino. Certo, lo fa in modo un po’ impacciato, e buffo, e si presenta agli spettatori come una specie di antieroe, un ragazzo spaventato, semplicemente desideroso di fuggire e mettersi in salvo in un luogo sicuro. Eppure, nonostante la paura lo attanagli, riesce ad affrontarla, a farsela amica, a diventare più forte. Per questo motivo è un personaggio sfaccettato, a tutto tondo, dinamico, in continua evoluzione e imprevedibile, perché è capace di decidere la cosa giusta da fare secondo le ragioni dettate dalla sua coscienza: e così non potrà abbandonare Rey nel momento del bisogno, anche quando aveva già deciso di partire, e non esiterà a combattere rischiando la vita per difendere chi gli sta a cuore. Rey, appunto.

 

Interpretata da Daisy Ridley, Rey è una mercante di rottami completamente autosufficiente, che vive sul pianeta Jakku in attesa del ritorno della propria famiglia, di cui non sappiamo nulla. La sua vita verrà però sconvolta prima dall’incontro con il droide BB-8, e poi da Finn, insieme al quale parte – in modo forzato, certo, a causa del Primo Ordine – all’avventura sul Millennium Falcon. Rey è un personaggio misterioso, la sua forza di volontà nasconde ferite profonde, dovute al suo abbandono. Sembrerà trovare in Han Solo una specie di figura paterna (Han le proporrà di lavorare per lui), ma ancora timorosa, ancorata ad un passato che non riesce a scrollarsi di dosso, decide di rifiutare. Rey non vuole combattere, nonostante sia evidente che in lei “la Forza scorre potente”, rigetta la spada laser appartenuta a Luke (e ad Anakin in precedenza), è esattamente l’opposto di Luke che invece non vedeva l’ora di mettersi in gioco arruolandosi. Eppure, quando si ritroverà nella necessità di combattere, dimostrerà doti innate spettacolari. Qui bisogna fermarsi un momento: come è possibile, si sono chiesti in molti, che Rey possa usare in questo modo la Forza, rivaleggiando persino con Kylo Ren? Probabilmente la risposta a queste domande ci verrà data negli episodi successivi, ma secondo me senza dover per forza risalire a spiegazioni genealogiche, è probabile che Rey sia una specie di nuova Anakin, generata dalla Forza stessa, senza atto carnale. Perché no? Sono solo supposizioni, in fondo. Per quanto riguarda quelli che si sono lamentati riguardo le enormi capacità di Rey, io rispondo con una domanda: perché non ci siamo mai posti il problema di come il piccolo Anakin potesse a suo tempo avere la capacità di guidare gli sgusci e creare droidi (non bisogna dimenticare che fu proprio lui a creare il droide C-3PO)? Semplicemente era così e basta.

 

Per quanto riguarda poi Kylo Ren, è la figura più tormentata di tutte, e che credo di aver apprezzato maggiormente. Come mai? Dopo aver visto l’intera saga mi sono chiesta, in attesa dell’uscita del nuovo episodio, come avrebbero mai potuto creare una nuova figura emblematica che potesse competere con quella mitica di Darth Vader? Semplicemente, Abrams si è reso conto che era impossibile. E così il neo adepto del Lato Oscuro sarà interpretato da un Adam Driver angoscioso, insicuro, dubbioso riguardo le proprie capacità di equiparare il suo idolo, il nonno, e che si lascia andare a raptus di violenza fisica, distruggendo tutto quel che gli capita a tiro, quando le cose non vanno come dovrebbero. Un personaggio senza maschera, scoperto, con una personalità non ancora delineata precisamente, anche lui, come Rey, in evoluzione. Al contrario degli episodi precenti, infatti, in cui era Luke a dover crescere per affrontare Darth Vader, in questo nuovo episodio è il contrario: sembra quasi che il vero personaggio a dover migliorare per affrontare il suo rivale sia proprio Kylo.

 

Il passaggio di svolta è dato dal momento tragico e commovente dell’uccisione del padre. La scena è toccante, riusciamo a percepire tutta la tensione emotiva dei due personaggi. Kylo è combattuto, Han pronto letteralmente a sacrificarsi per lui: vedere il modo in cui allunga la mano per sfiorare il viso del figlio, in una specie di commovente addio, quasi un perdono, è stato meravigliosamente perturbante. L’intera scena mi ha stretto il cuore. Anche se lo sapevo. Lo sapevo che sarebbe successo. Per quanto possa essermi dispiaciuto questo sviluppo, l’ho ritenuto necessario e persino audace. Ha reso il film più maturo.

CatturaCome afferma il nuovo Leader Supremo Snoke, interpretato tramite motion capture da andy Serkis, Kylo deve ancora terminare il suo addestramento. Per quanto riguarda la figura di questo nuovo Maestro Sith, i dubbi sono ancora molti. Non sappiamo niente di lui, se non che è decisamente grande, grosso e che probabilmente è imparentato con Lord Voldemort.

 

Tirando le somme, ritengo che questo episodio, nonostante magari non sia il più bello della saga, non è da considerarsi n neanche il più brutto. I personaggi si “scoprono” insieme a noi, comprendono le proprie potenzialità man mano che si procede con la narrazione, hanno alle spalle dei veri e propri miti, come “nani sulle spalle di giganti”, eppure in qualche modo trovano o intravedono la strada che li porterà a distaccarsi e procedere autonomamente. Il passaggio tra vecchio e nuovo, secondo me, è esemplificato anche dalla figura del droide BB-8, specialmente nella scena finale in cui unirà il proprio pezzo di mappa, incompleto, a quello racchiuso nel vecchio droide R2-D2, per trovare Luke Skywalker. Per creare qualcosa di nuovo non bisogna dimenticarsi del passato, è questo quel che sembra dirci questo film, e ce lo ha ricordato in ogni rimando, ogni citazione, ogni momento “simile ma diverso” della pellicola. Abrams ha unito i pezzi di un puzzle, per creare qualcosa di nuovo e più straordinario, qualcosa che, si spera, potrà sorprenderci in futuro.

di Federica Contento
@Narumi942

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4 thoughts on “Star Wars: The Force Awakens (2015)

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  1. Bella recensione! Degna di un appassionata. Io personalmente preferisco l’ordine vecchio – nuovo. (ma forse la prossima volta che li rivedrò cambierò idea.. chissà)

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  2. Ciao!
    Ti ringrazio 🙂 Anche io preferisco quello, infatti con l’ordine “vecchia trilogia-nuova trilogia” io intendo episodio IV-V-VI e poi I-II-III !!!
    Su internet ho persino trovato il suggerimento di un ordine “machete”: episodi IV-V poi I-II-II ed infine VI ma sinceramente non lo consiglio, è troppo un guazzabuglio!

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